Iris Dittler

Abita sotto la lingua Venerdì 20 Giugno h.18 – S.Maria Gualtieri PV

iris

ITA
Si è conclusa la prima Residenza d’Artista Ar.Vi.Ma. 2014, con un’installazione site-specific di Iris Dittler in Santa Maria Gualtieri.


The first Artist in Residence Ar.Vi.Ma. 2014 ended with a site-specific installation by Iris Dittler in Santa Maria Gualtieri.

ITA

Il lavoro dell’artista austriaca ha preso il via da una rivisitazione del Romanico pavese. La ricerca, condotta nelle basiliche romaniche della città, si è infine concentrata in Santa Maria Gualtieri, non tanto perché luogo espositivo deputato, quanto piuttosto per la sua più complessa natura sedimentativa, che nel tempo ha visto la chiesa non più officiata trasformarsi in magazzino e abitazione, prima del recupero che l’ha ricondotta all’aspetto attuale.
Iris Dittler da anni lavora sulla relazione tra il corpo e lo spazio, individuando nel corpo un’architettura a fronte del contesto, all’interno della quale tratti dell’ambiente possono trovare ideale collocazione. Il corpo diventa cioè somma di luoghi in cui si concretizzano momenti dello spazio circostante, poi tradotti in oggetti che sono la restituzione del luogo prima assorbito. Purché tra spazialità fisica e spazio percorso sia possibile un contatto.
Il Romanico pavese, nella seduttività materica dell’arenaria, come nel rosso del mattone, o nei bassorilievi di demoni e sirene, è un richiamo forte ai peccati della carne e all’elevazione dello spirito, al corpo come involucro materiale di un’interiorità invece smaterializzata.
Ma la ricerca sul corpo è andata oltre, stabilendo un raccordo ulteriore con la storia che ha legato Pavia a Vienna nel secondo Settecento. La scuola di chirurgia dell’università pavese era infatti eccellenza che si avvaleva – fra l’altro – dell’opera del ceroplasta Clemente Susini, contemporaneamente attivo per Firenze – governata da un Asburgo, il Granduca Leopoldo – e per Giuseppe II a Vienna.
Così, lo Josephinum di Vienna e l’università di Pavia hanno in comune cere anatomiche eseguite per meglio indagare il corpo umano.
In strutture metalliche sottili e teche o basi di vetro, Iris Dittler ha allora collocato piccoli oggetti di sutura concettuale tra Romanico e Illuminismo, fra spiritualità e sperimentalismo scientifico, lasciando che la leggerezza degli oggetti e la loro ambiguità vibrassero nell’atmosfera sacrale di Santa Maria Gualtieri. Ognuna delle teche rimando a una sezione del corpo dell’artista in cui si fosse impressa una suggestione, con allusioni a piccoli strumenti chirurgici per sondare il sedimento e la sua forma, il suo peso. Da cui il titolo, a metà tra la visione e l’incubo: abita sotto la lingua. Sotto e non sopra la lingua, altrimenti potrebbe semplicemente essere detto, consentendo di liberarsene. Invece no, quello che sta sotto si diffonde in tutto il corpo, e recuperarne le tessere richiede un lavoro più introspettivo.
Qua e là gruppi di piastrelle blu, a scandire una sorta di percorso iniziatico dalla controfacciata al coro, personale omaggio a Yves Klein e al fascino da lui subito dai cieli blu di Giotto ad Assisi. Alleggerimento anche di un rovesciamento di sé fisicamente quasi doloroso.

Silvia Ferrari Lilienau

The Austrian artist’s work started out with the reinterpretation of typical Romanesque Art in Pavia. She carried out her research in the Romanesque churches of the city, finally settling on Santa Maria Gualtieri, not so much for its assigned exhibition purposes, but because of its intricate history, which over time has witnessed the conversion of the no longer officiated church into a storehouse and residence, before being restored to its current state.
For years Iris Dittler has been working on the relationship between body and space, identifying in the body, based on the external context, a specific architecture in which environmental features find an ideal position. The body becomes a meeting point where moments of the surrounding space materialize, and are then translated into objects functioning as a restitution of the recently assimilated place, provided that there is contact between the hypothetical and actual physical space.
Romanesque Art in Pavia, with the seductive charm of sandstone and red brick, and with the low-relief carvings of demons and sirens, is a strong reference to carnal sins and spiritual elevation, and to the body as a physical shell of dematerialized spirituality.
The research on the body went beyond what was expected, making a further connection to the history which linked Pavia to Vienna during the second half of the Eighteenth century. The School of Surgery of the University of Pavia was in fact excellent, and boasted the work of wax modeller Clemente Susini, who was working for Florence – governed by the Hapsburg Great Duke Leopold – and the Vienna of Joseph II at the same time. Both the Josephinum of Vienna and the University of Pavia have examples of his anatomic wax models made for a deeper understanding of the human body.
Using slender metallic structures and display cases or glass sheets, Iris Dittler positioned small objects which acted as conceptual sutures between Romanesque Art and the Age of Enlightenment, between spirituality and scientific experimentalism, allowing the lightness of the objects and their ambiguity to vibrate in the hallowed atmosphere of Santa Maria Gualtieri. Each display case refers to a part of the artist’s body where a certain feeling had taken root, with hints of small surgical instruments to sound its depth, shape and weight. The title, half way between vision and nightmare, derives from this: abita sotto la lingua, it dwells under the tongue. Under the tongue, not above, otherwise it could simply be spoken, therefore making it easy to get away from. But no, anything under the tongue then spreads throughout the whole body, and putting together all the pieces of the puzzle requires a more introspective effort.
Here and there groups of blue tiles mark out a sort of initiation route from the interior of the facade right up to the chorus, as a personal homage to Yves Klein and to his fascination with the blue skies by Giotto in Assisi. It is also a way to relieve the almost painful outpouring of the artist herself.

Silvia Ferrari Lilienau

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