LO STATO DELLE COSE ITALIANE

LO STATO DELLE COSE ITALIANE
Protagonisti nostrani dell’Arte Contemporanea

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Cinque conferenze a cura del Direttore Artistico Silvia Ferrari Lilienau sullo stato delle cose nell’Arte Contemporanea in Italia

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Teresa Cinque BOSCO DI DENTRO

ITA

Residenza d’Artista Ar.Vi.Ma. 2015
Collegio Fratelli Cairoli, Piazza Cairoli 1 Pavia
Martedì 23 Giugno ore 17:00

BOSCO DI DENTRO

Il lavoro di Teresa Cinque per la Residenza Ar.Vi.Ma. 2015 è nato da un piccolo corto circuito, perché l’ispirazione dell’artista non ha incontrato subito gli spazi individuati per l’installazione, salvo poi riconoscere in una sala di lettura del Collegio Cairoli un ambiente di possibile intervento. Collegio che è peraltro divenuto residenza nella residenza, essendone l’artista stata ospite, e lasciando quindi traccia del suo passaggio dove ha temporaneamente abitato.

Il corto circuito è stato risolto dalla sapienza artistica, dal mestiere, che ha scelto di rovesciare verso l’interno quello che sarebbe potuto essere un bosco prelevato da fuori: il bosco è cioè diventato interiore, e ne ha assunto i colori. Che non sono di cupezza, ma di profondità di discesa, e infatti i rami e i tronchi stessi si scaldano in una fioritura che si compone in corteccia.

Il ritmo è tripartito, con un andamento più serrato e una chiusura di rami maggiore sul lato sinistro – reso anche più stabile da una cornice che in parte inquadra l’insieme, quasi alludendo a un arazzo –, un’apertura che sul lato opposto scivola in esterno, e un punto di raccordo centrale a cui i due momenti tendono, e lì vengono richiamati verso il fondo.

È un andare introspettivo, che presenta termini di lucida leggibilità nella visione frontale; se invece lo si osserva di lato, a distanza ravvicinata, se ne coglie la successione di verticalità di aste alzate come in assetto di guerra: non a caso da più parti si è pensato alla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, a cui mi piace aggiungere, per certa analogia di impianto, l’Altichiero padovano.

In realtà, le installazioni a parete di Teresa Cinque, pur armoniose nella forma,   partono da una volontà di violazione: è pur sempre un atto impositivo decidere che un muro non sarà più lo stesso, specie perché non necessariamente il muro scelto necessiterebbe di valorizzazione ulteriore.

Tuttavia è proprio l’evitabilità dell’intervento a separarlo con nettezza dal trompe l’oeil; in più, non è neppure un bosco mimetico nei confronti degli alberi che catturano lo sguardo dalle finestre aperte. Sulla parete si è messa l’artista, per interposta immagine. Ci si è messa, cioè, facendosi bosco di se stessa, e rampicante, benché il senso dell’operazione installativa proceda qui dall’alto verso il basso.

Questa la resa ultima. C’è poi, alle spalle, il lavoro di pazienza, di taglio e di sutura, che conserva memoria di una tradizione femminile antica, e che è in controtendenza rispetto all’abitudine contemporanea alla fretta. È anche una sorta di ritualizzazione condotta in solitudine oppure, in questa occasione, con figure ausiliarie che si sono date il cambio come passandosi il testimone, ognuna secondo le sue capacità.

Dunque il bosco di Teresa Cinque ha trattenuto un po’ della presenza di altre donne, giovani e più adulte, in ciò facendosi racconto invisibile agli occhi di chi non abbia assistito alla costruzione dell’opera, ma che le protagoniste ben sanno.

Anche questo l’installazione porta nel dialogo con un collegio universitario voluto da Giuseppe II d’Austria per studenti di Teologia, e dopo la Rivoluzione francese adibito a caserma, cioè da sempre animato da una storia solo maschile.

                                                          Silvia Ferrari Lilienau

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