Residenza d’artista 2018: Emanuele Dainotti – “San Nepomuceno”

ITA

San Nepomuceno
Silvia Ferrari Lilienau

SAN NEPOMUCENO è l’ultimo lavoro di una triade: la prima opera
video è SANTA TERESA, ispirata a una città messicana
d’invenzione tratta dal romanzo 2666 di Roberto Bolaño, la seconda
si intitola SANTA MARÍA, e trae spunto dalla città omonima di cui
scrive Juan Carlos Onetti, anch’essa immaginata, ibridazione di
Buenos Aires e Montevideo.
SAN NEPOMUCENO è la versione onirica di Pavia a firma di
Emanuele Dainotti, che dopo aver restituito le atmosfere dei due
scrittori latinoamericani, ne costruisce di proprie, ancora una volta
tuttavia rapito da fonti letterarie, e qui l’autore è il filosofo romeno
Emil Cioran, e l’interesse prevalente i suoi aforismi.
Ora, il linguaggio di Emanuele Dainotti è video, ma parte dalla
scrittura, della scrittura diventando una sorta di illustrazione, però
non didascalica.
È semmai come se nello spazio di pochi minuti – peraltro
potenzialmente prolungati all’infinito in un procedere in loop –
concentrasse il succo del testo da cui muove i passi.
Proprio la volontà di riduzione lo ha reso sensibile alla massima
aggregazione di senso in poche parole, come infatti accade
nell’aforisma.
Nella cornice dell’inquadratura, si compie qualcosa di formalmente
minimo ma intenso nel concetto: se si decidesse di svolgere l’idea,
se ne ricaverebbe uno scritto.
Allora c’è una sorta di circolarità tra letteratura di partenza e opera
video, si va dall’una all’altra e alla prima si ritorna, e il loop
conferisce al video il tempo ideale del mai finito, dell’inizio che
riparte dopo la fine, e dunque di un tempo anche leggibile al
contrario.
Dalle tre inquadrature asincrone di SANTA MARÍA, ambientate in
un quartiere malfamato di Montevideo, in SAN NEPOMUCENO
Emanuele Dainotti passa a un solo piano sequenza in cui egli
stesso – regista e interprete – compare come cadendo dall’alto
sulla riva del Ticino, si rialza e fuma una sigaretta guardandosi
intorno, si getta nelle acque del fiume.

Succede così poco, un’apparizione e una scomparsa. La cornice è
regolare, la notte nitida, ma l’entrata in scena è uno scorcio ardito
accompagnato da un urlo che incomincia da lontano, e il salto verso
il basso è riduzione di peso compositivo. C’è una doppia violazione
del frame, per l’intrusione di un elemento spurio, l’uomo – rispetto
alla natura e all’acqua del fiume – e la sua subitanea sottrazione
alla scena. Quasi fosse irregolare l’azione, a dispetto della
precisione perimetrale.
Ci sono l’arrivo e la dipartita, l’arrivo come caduta che rende visibili,
la dipartita come caduta che toglie allo sguardo: fra le due
parentesi, la permanenza temporanea come disorientamento. Con
un codice visivo severo e breve, che infatti rimanda a riflessioni di
Cioran sul suicidio.
Nepomuceno, predicatore boemo morto annegato per volere di re
Venceslao, è infatti il santo delle acque, e una cappella a lui
dedicata si apre al centro del Ponte Coperto di Pavia.
La figura del santo diventa un luogo metaforico, quasi si allarga a
cupola come il manto della Madonna della Misericordia di Piero
della Francesca, al pari di quella Madonna diventa, benché qui fuor
di pittura e solo idealmente, uno spazio ritagliato con ratio quasi
rinascimentale.
Il lavoro di Emanuele Dainotti ha poi la finezza e la concisione di un
fare che procede – come lo scultore – per levare. Se levare in
scultura è definire la forma, nell’opera video è ridurre la retorica
della narrazione.
Così, SAN NEPOMUCENO è sintesi che nulla concede
all’ornamento, come se l’artista si spogliasse di ogni vanità estetica,
facendo dell’immagine uno spunto riflessivo, non lo scopo.

Bandiera-inglese

San Nepomuceno
Silvia Ferrari Lilienau
Translation by Flora Mary Falcone

SAN NEPOMUCENO is the last piece of a triad: the first video clip is
SANTA TERESA, inspired by a fictional mexican city based on Roberto
Bolaño’s novel 2666. The second piece is SANTA MARÍA, which draws
inspiration from the homonymous city that Juan Carlo Onetti writes about,
an imaginary hybrid between Buenos Aires and Montevideo.
SAN NEPOMUCENO is the dreamlike version of Pavia – signed
Emanuele Dainotti. After delivering the atmosphere created by the two
South American authors, he now portrays his own new feel, although it is
once again inspired by a literary source: the Romanian philosopher Emil
Cioran, and especially his aphorisms.
Dainotti’s language is video art, it’s rooted in writing and blooms growing
into a sort of non didascalic illustration.
It’s as if he concentrated the essence of the texts he moves from within a
few minutes, which could potentially be stretched in an infinite loop.
For love of reduction, he’s become sensitive to condensing the deepest
meaning into only a few words – like aphorisms.
Something formally minimalistic but conceptually very intense takes place
in the frame of the shot: if you decided to unravel the idea, the result
would be a written text.
There’s a sort of circularity between the starting point – i.e. literature – and
the resulting video. You can move and return from one to another, and the
loop gives the video an ideal timespan typical of the "unfinished". When
you can start again after the end, you can potentially read time backwards.
Emanuele Dainotti shifts from the three asynchronous shots in SANTA
MARÍA, set in a slum in Montevideo, to a single shot sequence in which
he – both director and performer – appears falling from above on the shore
of the river Ticino, he gets up, smokes a cigarette, looks around, and falls
back in the waters.
Nothing much happens, he appears and disappears. The frame is regular,
the night is clear, but the entrance is a bold foreshortening accompanied by
a distant scream, and the jump reduces the compositional weight of it all.
A double violation of the frame, first the introduction of a spurious
element, man – as opposed to nature and the river’s waters – and its quick
subtraction to the scene. An irregular action compared to the precision of
the perimeter, maybe.
Arrival and departure: an arrival like a fall that discloses, a departure like a
fall that hides from sight. The brief stay acts like a moment of
disorientation in between the brackets. With a severe and sharp visual code
he refers to Cioran’s thoughts on suicide.
John Nepomucene, a Bohemian preacher who was drowned at the behest
of Wenceslaus, is in fact a saint of the waters, and a chapel dedicated to
him sits right in the centre of the Ponte Coperto in Pavia.
The concept of the saint becomes a metaphorical place, it broadens almost
like a dome, like Piero della Francesca’s Madonna of Mercy’s cape, and
like that of the Madonna’s it takes the shape of renaissance ratio – even if
it’s just the idea of it.
Emanuele Dainotti’s piece shows the finesse and concision of a sculptor’s
work. The latter is that to take away and define a shape, the former to
reduce the rhetoric of narration.
SAN NEPOMUCENO is an ultimate synthesis which grants no space to
ornament, as if the artist ripped himself of any aesthetic vanity and turned
the image into a moment for reflection, not the main purpose.

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *